Chiara Mirelli

Vibrazioni Interne

 

Le code al freddo, lo zaino in cui infili prontamente la giacca, l’attesa mista ad agitazione ed euforia di potersi finalmente lasciare andare, cantare a squarciagola, ballare e far parte di un grande evento.

Chiara Mirelli, fotografa della scena musicale italiana, ricorda con un sorriso nostalgico di quando si poteva stare tutti insieme, strettissimi, sotto palco. E come non farlo dopo quasi un anno senza concerti? Le abbiamo fatto qualche domanda per rivivere almeno in parte quelle incredibili sensazioni che ci mancano così tanto.

Cominciamo dall’inizio, come sei arrivata alla fotografia in ambito musicale?

Ho studiato fotografia alla Bauer di Milano e una volta concluso il mio percorso ho fatto diversi stage, ma in ambiti che non mi appassionavano. Solo in seguito ho iniziato a fare l’assistente di studio in Condé Nast per quattro anni, scoprendo veramente cosa mi interessava.
Non ho mai amato fotografare senza palesarmi, magari “rubando” l’attimo.
Ho sempre preferito presentarmi e chiedere il permesso, e così in quegli anni ho contattato diversi musicisti, proponendomi per dei ritratti.
Il primo lavoro è stato per Vanity Fair a Radio Deejay, e solo successivamente per Glamour ho tenuto una rubrica dove pubblicavo ritratti di artisti nelle loro case. Mentre il mio portfolio cresceva, ricevevo offerte per quello che realmente mi piaceva fare.
Comunque è iniziato tutto perché la musica è la mia più grande passione, se dovessi, la sceglierei anche rispetto alla fotografia.

Cosmo©ChiaraMirelli

Ministri©ChiaraMirelli

Salmo©ChiaraMirelli

Qual è la prima immagine a cui ti sei affezionata?

Le primissime immagini che ho scattato sono state ad un gruppo che suonava alla festa della birra nel paese vicino al mio. Io ero lì a lavorare per un bar e tra una spillata e l’altra ho fatto amicizia con il chitarrista. Mi ricordo ancora di essere salita su quel palco, piccolissimo, la mia macchina analogica al collo con la pellicola bianco e nero e gli ISO tirati a mille.

Quell’immagine lì, del mio amico Chris abbassato sul palco, la luce riflessa sulla sua chitarra, ce l’ho appesa in salotto. Non era un vero lavoro per nessuno di noi, ci stavamo solo divertendo. Anni dopo loro sono diventati musicisti di successo ed io una fotografa di professione. Ogni tanto quando la guardo ancora sorrido.

Ci racconti invece da che situazioni vengono i tuoi nuovi scatti su Oeg, The Only Constant is Change e Bologna2019?

The Only Constant is Change è una foto nata per caso, ero sul set e volevo provare il flash di una macchinetta che mi avevano prestato. Rimasi incuriosita dal tatuaggio sul braccio di un assistente del set. Parlandoci ho scoperto che ne aveva un altro sulla gamba, così si è abbassato i pantaloni per mostrarmelo e io ho scattato. Eravamo in uno sgabuzzino al buio, ma il flash funzionava e la foto mi è piaciuta. Ci tengo molto, soprattutto per il significato che ha la frase.
I soggetti di Bologna2019 sono due ragazzi che ballano in prima fila al concerto di Salmo.

Li ho osservati per tutto il tempo, non avevano più niente, né zaini né maglietta ma erano presi benissimo. La cosa più bella dei concerti è potersi lasciare andare fino in fondo, tra il sudore, la carica e gli abbracci tra sconosciuti.

TheOnlyConstantisChange©ChiaraMirelli

Bologna2019©ChiaraMirelli

A proposto di questo, in un momento storico così difficile, in cui essere ad un concerto sembra un ricordo lontano, ci racconti il tuo attimo preferito?

Un momento vero e proprio non ce l’ho, ma molto tempo fa ad un concerto dei Bloody Beetroots, mi ricordo di essermi sentita vibrare gli organi talmente era forte l’onda del suono.

Quando sono sul palco, nascosta dietro il mixer, magari fa anche caldissimo, il fumo, la lente che si appanna, nel pieno del caos, mi fermo un secondo e penso “che figata questo è il mio lavoro!”.

L’idea che quell’immagine rivista dopo tempo possa ricreare un’energia o far rivivere l’adrenalina è bellissimo. Io non suono niente neanche il piffero, da piccola volevo suonare la tromba o il sax ma abitavo in un paesino minuscolo tra le risaie del pavese e non esistevano lezioni al di fuori della pianola o della chitarra. Ma c’è così tanta gente di talento in giro che alla fine preferisco ascoltare, scattare e lasciarmi trasportare dal flusso. Questo è quello che voglio raccontare con le mie fotografie.

BloodyBeetroots©ChiaraMirelli

Ministri©ChiaraMirelli

Rigger©ChiaraMirelli

Lorenzo Castore

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