Mattia Zoppellaro

L’ultimo sogno è quello giusto

 

Mattia Zoppellaro, fotografo italiano, entra nel mondo della fotografia molto presto. Già alle elementari riceve in regalo da sua madre una piccola macchina fotografica quasi un giocattolo, e si rende conto subito dell’emozione che gli crea rubare l’attimo.

Ma l’amore vero per la fotografia arriva tempo dopo, quando in un viaggio a diciotto anni verso Londra, trova una vecchia Zenit in pessime condizioni, dentro ad una casa occupata, e la porta con sé.

Scatta con la pellicola, ma non avendo molti fondi a disposizione non ha modo di vederne il risultato. Senza esposimetro né conoscenze particolari, racconta quello che vedono i suoi occhi in quei giorni spensierati londinesi. Solo una volta tornato a casa in Veneto, ed essere partito per Milano per frequentare la Civica scuola di Cinema, si presenta in un laboratorio in Corso Vercelli per sviluppare i suoi ricordi. Il fotografo, consegnandogli i negativi si complimenta con lui per le immagini scattate, e lì per la prima volta gli si accende una scintilla.

Decide quindi di iscriversi allo IED per poter studiare meglio l’arte, accantonando per un attimo i suoi sogni precedenti. Da piccolo il suo desiderio era diventare un calciatore, ma dopo anni di palleggi, comprende che bisogna avere molta più fortuna e talento.

In seguito è il cinema ad affascinarlo e a riempire le sue giornate; dopo aver visto Arancia Meccanica molto prima dell’età consigliata, rimane colpito dal protagonista Alex Delarge, e si innamora della manipolazione del pensiero che riesce ad avere su di lui il regista. Ma anche qui, tra lavoro in equipe, finanziamenti e progetti, capisce che non è la sua strada. La fotografia al contrario sa essere molto più istintiva e l’appagamento immediato che riceve dall’uscire in strada e scattare qualcosa di personale, non lo ottiene da nessun’altra parte.

Nei primi anni 2000 le sue mani incrociano spesso la carta stampata di Colors Magazine, e Mattia ne rimane piacevolmente colpito. Decide così di provare a entrare a Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton fondata da Oliviero Toscani, per avere la possibilità in seguito di essere pubblicato sul magazine.

Il suo portfolio, al tempo composto da immagini di rave party e fiere del sesso, li colpisce e inizia con loro un’esperienza formativa lunga più di un’anno, insieme a giovani creativi da tutto il mondo. In quel periodo realizza diversi reportage, dalle prigioni di massima sicurezza di Padova al turismo di Venezia, e per Gulliver Viaggi gli assegnano un servizio sulla metropolitana di Londra.

Una volta partito per realizzare il progetto, scopre la vastità di riviste inglesi sulla fotografia e la loro bellezza. Decide quindi di provare a mandare le sue immagini e si accorge di avere uno spazio in quella città. Ci rimarrà per un periodo di sei anni nonostante l’insofferenza verso il clima. Ma i servizi che gli vengono proposti dai magazine sono molto più interessanti in confronto alle cose negative.

Tra feste e rave party frequentati in quegli anni, prendono vita progetti come “Dirty Dancing”, e gli vengono proposti diversi lavori per i maggiori artisti della scena musicale.
In Italia è il Rolling Stone a notarlo. Ma questo è solo l’inizio, oggi, dopo una lunga carriera Mattia Zoppellaro ha lavorato per le migliori riviste italiane e straniere, come Vanity Fair, L’Espresso e il New York Times, fotografando vere e proprie icone da Patti Smith a Lou Reed, e tantissimi altri.

Nonostante l’incontro con queste pietre miliari, in mezzo ad una valanga di ricordi ed eventi difficili, -come quando si è ritrovato a fotografare i cadaveri del cartello in Messico sentendosi un po’ Weegee o con lo stomaco ribaltato immortalando i macelli delle mucche- la cosa che mi racconta con il sorriso più grande rimane con estrema semplicità, il trovare il tempo di prendere la macchina fotografica, uscire di casa e scattare.

Gentucca Bini
Giuseppe Cederna

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