Samuele Pellecchia

L’energia dell’impreciso

 

Il passato, mescolato con le emozioni, rende poco nitido il confine con la realtà.
Samuele Pellecchia, fotografo documentarista italiano, i cui lavori sono stati pubblicati sulle maggiori testate internazionali, ci racconta il suo progetto Close to Me e tutto ciò che lo circonda.

Un diario personale che non segue nessuno schema, dove il presente si mescola con il sogno e riconoscerne la verità diventa impossibile.

CloseToMe©SamuelePellecchia

Cominciando dall’inizio, come sei passato dagli studi di Filosofia a fotografo documentarista?

Mi fa sorridere la domanda. Più che altro perché quel che almeno una volta, chiunque abbia studiato filosofia negli ultimi cinquant’anni s’è sentito domandare è stato: ‘ma dopo filosofia cosa fai? Insegni?!’. Come se insegnare fosse disdicevole.

Io penso che filosofia sia una materia meravigliosa da studiare ed utilissima, perché ti porta a riflettere sull’uomo, ti spinge a cercare una coerenza e ad essere costantemente curioso. Inoltre ha una qualità unica per i miei canoni: è utilissima, ma non serve. Non serve a fare qualcosa, insomma l’esatto opposto di quello che oggi viene richiesto alla maggior parte delle altre facoltà.

Io la facoltà non l’ho neanche finita, ma continuo ancor oggi a riflettere e farmi ispirare dalla filosofia.

Quando e in seguito a quali pensieri e decisioni hai fondato l’agenzia Prospekt? 

In Prospekt all’inizio eravamo io e Massimo Di Nonno. Dopo aver lasciato la cronaca ci siamo messi in proprio, vendendo con la mia partita Iva.

La società Prospekt invece, nasce ufficialmente nel 2014 – con Eugenia Dubini, Annalisa Fumagalli e Gaia Mazzolini – con l’intento di sostenere e dare la possibilità di sviluppare il lavoro di un gruppo di fotografi indipendenti, al di là della loro provenienza o del loro background culturale. E’ attraverso questa premessa che si è creato il gruppo prospekt photographers composto da una ventina di fotografi internazionali. Una buona parte di loro ha cominciato con la documentary photography per poi muoversi verso una fotografia più autoriale e sperimentale, anche in ambito documentaristico. Negli anni abbiamo lavorato su progetti collettivi, museali, di ricerca o totalmente artistici, utilizzando diversi strumenti visivi e sperimentando collaborazioni con istituzioni pubbliche e private, con il mondo dei media e quello dell’arte contemporanea. I premi e le esposizioni sono stati tanti, ma alla fine non sono stati altro che un corollario al punto realmente nodale del lavoro di tutti: la ricerca di una sintesi possibile tra la realtà e la sua rappresentazione, qualsiasi forma essa possa prendere. Una sperimentazione costante sia nelle forme che nei contenuti, che richiede di volta in volta di ripensare e approfondire i contesti, i mezzi e gli strumenti di lettura della realtà. In questa direzione va anche il nuovo sito che stiamo lanciando in questi giorni, che diverrà luogo di esposizione e pubblicazione, ma soprattutto di discussione e ricerca sul mondo della comunicazione visiva.

CloseToMe©SamuelePellecchia

La tua serie Close to Me (di cui fanno parte le tue immagini su Open Edition Gallery) è un archivio personale che ritrae luoghi e incontri in giro per il mondo.
Ci racconti quando è nato e come ha preso forma? 

Close to Me nasce sull’onda di una trasformazione che è stata, prima di tutto storica e contemporaneamente professionale e personale.

La fotografia per me, per lungo tempo, è stata il fotogiornalismo, con tutto ciò che ne consegue da un punto di vista etico ed estetico. L’obiettivo era raccontare il reale, rappresentandolo nella maniera più “onesta” possibile. Insomma l’obiettivo doveva essere documentare con un approccio storico, che non voleva dire negare le ovvie implicazioni personali che la rappresentazione fotografica porta con sé, bensì cercare di continuare a vederle per poterle così ’tenere d’occhio’. Questo approccio faceva parte di un patto, quello tra il lettore e colui che raccontava, valido sia per i fotografi che per i giornalisti. Il patto era che quel che raccontavamo fosse il più possibile aderente alla realtà.

Il lettore sapeva che un dato giornale avrebbe pubblicato una data notizia in un dato modo, rispetto ad un altro quotidiano di area differente, ma questo rientrava nella dinamica del panorama giornalistico. Tra loro i giornali si controllavano e nel caso si smentivano a vicenda. Si poteva pensare che un’opinione fosse diversa dalla sensibilità del lettore e la si poteva discutere, ma il confine era chiaro: di qua o di là dal reale.

Quello che però ha avuto luogo negli ultimi 15 anni, con la diffusione della comunicazione via web, con la flat communication, i social network e l’affanno dei giornali ad inseguire la Rete, è stata la rottura di questo patto. La fiducia non c’è più. La contrapposizione tra vero e falso si è fatta via via più sfumata.

Close to Me nasce nel mezzo di questo processo. Da questa perdita di aderenza. Dalla sensazione che non stesse più funzionando il patto con il lettore e che anche il mio rappresentare il reale fosse ormai inevitabilmente compromesso.

Close to Me sono io con le mie emozioni e le mie riflessioni sul mondo. Lo costruisco usando tutto come riferimento e allusione: da Corbetta al G8, dalle rivoluzioni arabe ai nudi.

CloseToMe©SamuelePellecchia

E come mai hai affiancato il testo di Quello che canta Onliù di Enzo Jannacci?

Amo ed ho amato sempre Enzo Jannacci. La sua ironia, anche formale, rispetto a temi anche molto seri, è sempre stata un punto di riferimento e un’ispirazione. Sono cresciuto a Milano e anche mentre si imbellettava per diventare la città da bere, io ne continuavo a vivere gli aspetti cupi, faticosi e spesso violenti. Le lotte per la casa, per i lavoratori, per gli esclusi. Quelli dei quali non si parla mai per l’idea che qualsiasi cosa non stia nel racconto che si fa di questa città, sia un freno, un problema da risolvere per andare avanti, per non bloccare la famosa ‘locomotiva d’Italia’.

‘El purtava i scarp del tennis’, canzone sulla città degli ultimi, che muoiono tra i cartoni, è vera oggi come lo era allora. Le file di questi giorni di fronte a chi distribuisce i pasti lo raccontano molto bene, così come lo fanno gli sgomberi e chi pedala per campare.

Milano è una città difficile, dove tutti vengono perché girano i soldi, ma che espelle tutti con altrettanta facilità. Come le altre è una città con enormi contraddizioni, ma spesso più capace di nasconderle.

Ho sempre fatto molta fatica con lei, l’ho amata sempre, ma con circospezione. Quello che canta Onliù è una canzone perfetta per Close to Me. Mi sento spesso il protagonista di Quello che canta Onliù.

In questa versione la canta Bernardo Cinquetti, un amico che se ne è andato da poco con cui queste parole avevano senso.

E’ anche lui presente in Close to Me.
Quando capirai che non potrò più camminare, neanche in mezzo alla strada?
Quando capirai che non potrò neanche aggrapparmi a quel balcone, che c’è in mezzo alla strada?
Quando arriverà la sera e penserai che la mattina dopo non potrebbe arrivar mai
E tu eri la’ che stavi al mare, che bel fresco onde evitare,
Che ti frega di uno che fa fatica a camminare e allora
Quando mi dirai che è proprio roba da imbecilli vomitare proprio in mezzo alla strada,
E quando ti dirò che è per fatica di capirti che mi vien da vomitare, qui giù in strada,
E quando arriverà la sera e penserai che la mattina dopo non potrebbe più arrivare
E tu eri la’ che stavi al mare,
Che bel fresco onde evitare,
Che ti frega di uno che fa fatica a vomitare
E allora
Portami in fondo alla piazza, là dove canta il jukebox,
Senti se c’è ancora quello che canta Onliù, Onliuuu…

Compositori: Vincenzo Jannacci
Testo di Quello che canta onliù © Universal Music Publishing Ricordi Srl., Impala Ed. Srl.

https://www.youtube.com/watch?v=oJGu2O6zn0E&ab_channel=SamuelePellecchia

Guardandoti indietro, qual è stata l’emozione più grande provata lungo la tua carriera?

Non saprei cosa rispondere.
La fotografia ha questa maledetta meravigliosa capacità di ricordare che a volte mi spezza.

China Goes Urban: The city to come.
Attualmente in mostra al MAO di Torino
https://www.maotorino.it/it/eventi-e-mostre/eventi-occasione-della-mostra-china-goes-urban

Francesca Todde
Cloe Piccoli

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